QUINTA PUNTATA - Le favole che hanno cresciuto Patricia Cornwell

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Scrivere un libro: i consigli di 5 grandi scrittrici di gialli e noir

12 dicembre 2014 | di Luca Crovi.

Il rapporto con la narrativa di Patricia Cronwell è iniziato molti anni prima di arrivare alla creazione del popolarissimo personaggio di Kay Scarpetta. È nato dalla passione per le favole, i racconti neri e tutto ciò che può sembrare inaspettato. Un rapporto con la narrativa per l’infanzia che l’ha in qualche modo condizionata per sempre.

Da bambina, al contrario di quello che potreste immaginarvi, visto i romanzi che scrivo, non leggevo storie terribili e piene di ossessioni ma favole. Avventure ricche di magia e immaginazione come quelle dei fratelli Grimm, dove magari veniva messo al centro il tema del male e della violenza attraverso le figure di terribili streghe ma che regalavano al contempo stupore, evasione e fantasia a una bimba come me. In molti di quei racconti però era sicuramente forte l’elemento della suspense. Inoltre, ho cominciato presto ad appassionarmi a libri non di fiction ma che parlavano di archeologia. Mi divertivo a leggere le ricostruzioni della scoperta di Troia e di altri siti antichi di quel tipo. Le scienze forensi curiosamente sono molto vicine all’archeologia e ne hanno preso a modello il sistema di ricerca. Gli anatomopatologi ricostruiscono l’identità di un cadavere, la sua provenienza così come gli archeologi individuano un terreno e analizzano i resti di un’antica civiltà”.

Per me scrivere è stato una necessità più che una scelta consapevole. Sin dall’età in cui sono riuscita a tenere  in mano una penna ho sentito che non potevo farne a meno e ho cominciato a buttare giù dei testi. Ero piccolissima ma scrivevo già delle microstorie che illustravo io stessa. Una volta terminate spesso realizzavo anche una bella copertina di cuoio per personalizzare ancora di più i miei piccoli libri. Giravo spesso con un taccuino per gli appunti dove raccoglievo, ricordi, frasi storie che portavo sempre con me. Ma è stato solo quando sono andata al College che ho potuto avere consapevolezza che la scrittura mi dava così tanto, anche se certamente non potevo ipotizzare che sarebbe diventata per me un mestiere. Mi piaceva molto scrivere e dall’altra parte sapevo che diventare scrittori poteva essere un salto nel vuoto ma ho scelto di farlo ed è stato un ottimo investimento.

Fin da piccola tutti i miei racconti iniziavano con l’espressione “d’un tratto” e questo perché ogni volta mi piaceva sottolineare come qualcosa di fantastico, sconvolgente e tenebroso potesse irrompere nella normalità. Mi immaginavo sempre qualcosa di spaventoso che saltava fuori dall’ombra e dall’oscurità e cambiava il corso degli eventi dando sapore a quello che stavo scrivendo. Questa mia passione mi ha portato dopo il College a intraprendere la carriera di giornalista e in particolare mi ha spinto ad occuparmi di cronaca nera. Ho scoperto così in prima persona il nostro sistema giudiziario, l’organizzazione della polizia, le scienze forensi. E a quel punto mi sono accorta non solo di avere una propensione personale verso certe tematiche ma mi sono trovata ad avere competenze specifiche nel mondo delle indagini sui crimini e da qui è stato naturale per me scegliere la via del thriller.

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Luca Crovi è critico, conduttore per nove anni della trasmissione Tutti i colori del giallo in onda su Radiodue e autore, tra i numerosi libri che ha scritto, di Noir – Istruzioni per l’uso.

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salvino lorefice
codice utente 40527
Commento #1
19/10/2015
Sarebbe interessante contrapporre, alle "scrittrici" di Gialli, i consigli di 5 grandi "scrittori" di gialli e noir. Un'idea per un nuovo articolo.
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