Prima puntata. Come pubblicare un libro

 Prima puntata. Come pubblicare un libro -
EDITORE CERCASI.
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Self publishing, print-on-demand: per pubblicare un libro oggi ti bastano un file e pochi minuti. Ma è davvero così semplice come sembra?

7 ottobre 2015 | di Oliviero Ponte Di Pino.
Che problema c'è? Oggi per pubblicare il tuo libro ti bastano un file e pochi minuti. Le piattaforme di self publishing continuano a moltiplicarsi e sono sempre più facili da utilizzare. 
Un po' di copia-incolla o un rapido upload, due clic e ti sei brillantemente autopubblicato. 
Diversi miliardi di utenti di internet possono acquistare, scaricare, leggere e commentare il tuo romanzo, o il tuo saggio, le tue poesie. Sei persino riuscito a caricare la copertina...
Se non sei ancora soddisfatto, se non ti basta leggere il tuo nome e il titolo del tuo capolavoro nella grande vetrina digitale della rete, se ancora hai nostalgia per la fisicità della carta, se vuoi tenere in mano l’oggetto fisico e regalare una copia del tuo capolavoro alle tue simpatiche zie, molte piattaforme offrono un sistema (spesso molto conveniente) di print-on-demand e spedizione.
 
Ma tutto questo, mi vuoi dire, già la sapevo. Però qualche clic e un pagamento con carta di credito non bastano certo per diventare davvero un autore. “Non è quello che volevo, non mi basta!”
Perché quello che desideri, quello che ti serve, è un vero editore. Qualcuno – qualcun altro, con una faccia diversa dalla tua – che si prenda cura del tuo testo e lo accompagni verso i suoi lettori. 
Insomma, devi trovare un editore!
Ecco, in questi post su IoScrittore cercheremo di spiegare il rapporto tra l’autore e il suo editore, partendo proprio dalle esigenze di chi scrive.

Dunque la prima domanda che dobbiamo farci è: perché un autore ha bisogno di un editore? A che cosa gli serve? Quali sono le funzioni che svolge?
Sinteticamente, e un po' ermeticamente, possiamo dire che un editore serve a:
  • Valutare e selezionare i talenti.
  • Migliorare il prodotto (e accompagnare la crescita del talento).
  • Far conoscere, promuovere e diffondere l’opera.
  • Remunerare l’autore.
Nelle prossime settimane esamineremo in dettaglio queste funzioni. Ma nel prossimo post proveremo a esplorare uno dei molti paradossi dell’editoria: perché per un autore è relativamente facile pubblicare il romanzo d’esordio mentre è molto più difficile pubblicare il secondo romanzo? (si accettano suggerimenti).
 
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Alexandra
codice utente 22630
Commento #15
17/5/2016
Per me, la sfida continua a essere la stessa da quando ho deciso di propormi come scrittrice (nel 2001, a 30 anni). Prendere l'iter per diventare scrittori come una ricerca sulle mie attitudini (che genere mi piace scrivere? Ha mercato? Ci so fare?) e in generale, anche sull'attitudine alla lettura (dopo anni di concorsi sulla Tela Nera, Minuti Contati (e relativo Laboratorio), la mia recente vittoria a USAM, ho appreso di non cavarmela malaccio nella valutazione degli scritti altrui. Editing? Ghost-writing? (fra un libro e l'altro scritti da me, non sarebbero male. Io la butto lì, insieme all'esperienza di lettrice nel Torneo (sono anni che lì, la seconda fase la passo. Quest'anno? Speriamo bene. Sono già impaziente di confrontarmi con le opere altrui (così migliorerò anche la mia). Poi, dipende dalla fortuna (e se un editore si trovasse a corto di una lettrice di manoscritti?).
Danpli
codice utente 48903
Commento #14
11/4/2016
Sinceramente scrivendo ad un certo punto della mia storia di scrittore, ho pensato che non me ne frega nulla se nessuno si interessa ai miei libri, tanto non ho conosciuto mai nessuno che sia diventato ricco con lo scrivere. Ho notato anche un'altra cosa, gli editori preferiscono pubblicare scrittori stranieri soprattutto americani, quattro fesserie per presentare il libro e via andare, io sono uno di quei tonti che ci casca sempre, e di libbri ne leggo meidamente venti cinque trenta l'anno, in tutti i modi vi ringrazio per avermi dato la possibilità di aver scritto queste quattro parole, se ritrovo il punto scriverò ancora. Saluti cari, a tutti gli illusi (scrittori)
pensieromancino
codice utente 39219
Commento #13
30/10/2015
Post interessante. Io ho una prospettiva diversa: che cosa significa essere scrittore? Qualcuno dice aver pubblicato, qualcuno dice il cartaceo, altri dicono avere un editore. Io dico: scrittore è chi scrive. Se scrivi, sei scrittore. E romanziere? Se scrivi un romanzo, se racconti una storia, non la racconti per te stesso - quello è un diario personale - quindi devono esserci dei lettori, un "pubblico", qualcuno a cui raccontare la storia. Ma non è necessario che siano milioni, bastano pochi intimi, come una storia raccontata davanti al camino in una notte d'inverno piena di misteri. Non metto in dubbio il valore dell'editore come tutor, ma l'editoria ha ormai dei volumi esorbitanti, come qualcuno ha ricordato si punta su pochi titoli venduti ovunque, un tanto al kilo - vedi il peso dei tomi e le pile di libri ovunque. L'editore ha quindi altre esigenze, un altro target come si dice oggi. E il suo scopo principale è vendere, e molto, sennò i conti non tornano. Ma non è l'unica via. Io ho autopubblicato, e sono felice. Vengo letto, piaccio, ricevo commenti entusiasti anche da chi non mi conosce. Il pubblico è piccolo, ma non è un problema, anzi. A ben guardare, non cambierei questo con una vita da Scrittore con la maiuscola, un Nobel e magari uno sparo a farmi saltare le cervella - come sono finiti alcuni. Argomento davvero stimolante, ne scriverò presto un post sul mio blog pensieromancino, venitemi a cercare!
Enrico
codice utente 57957
Commento #12
27/10/2015
Salve, stavo appunto considerando di auto-pubblicare il mio libro, quando ho ricevuto la notizia che sono tra i dieci vincitori dell'edizione di quest'anno. Fantastico, direte voi, e avete ragione. Però c'è un piccolo problema: volevo utilizzare il libro per raccogliere fondi per gli alluvionati di Benevento (il libro, infatti, si svolge proprio nel Sannio e, guarda caso, uno dei suoi episodi ha luogo sulle rive di uno dei fiumi di recente esondati). Adesso che faccio? Il concorso garantisce solo la pubblicazione in e-book e non si parla di tempi. Se voglio fare qualcosa per gli alluvionati, però, io devo fare presto, molto presto. Quindi, tornando al tema del blog, ha ragione il Dottor Ponte di Pino: l'editore è importante, addirittura fondamentale in alcuni casi. E questo mi pare un ottimo esempio. E' cruciale che l'editore comunichi con me per guidare la mia scelta. Grazie!
niki
codice utente 7837
Commento #11
13/10/2015
Via che, dopo l'insuccesso dell'opera seconda, credo che nessuna 'azienda' editrice conceda una terza possibilità. Secondo me funziona pressapoco così: il lettore compra il romanzo dell'esordiente attratto dalla 'fascetta', dalla copertina, dalla pubblicità ... e da quant'altro. Dopo averlo letto ne rimane, quasi sempre, deluso (perché è spesso una storia già letta, priva di una qualsivoglia originalità) ed esclama: mai più libri di questo autore e mai più mi lascerò ingannare dalle critiche entusiastiche (v.d. post di Demi). Inevitabilmente ci ricasca ancora una o due volte (come resistere al proclama: il miglior romanzo di sempre per cui gli editori di tutto il mondo sborsano milioni per aggiudicarsene i diritti) e poi quel 'mai più' diventa diffidenza totale verso un mondo editoriale che si ACCONTENTA di percorrere strade già battute.
Scat
codice utente 48859
Commento #10
12/10/2015
Diciamo che per un autore è già "relativamente impossibile" pubblicare il romanzo d'esordio. Se ce la fa e la casa editrice gliene chiede un altro (giustamente), credo che l'autore cominci a sentire molta pressione: la casa editrice che dà consigli, il mercato che suggerisce una certa direzione, l'editor che fa l'editor, i tempi di consegna... Mi pare che la storia letteraria sia lastricata di tante "opere seconde" giudicate inferiori alla prima. Ricordo per esempio le critiche impietose a Bastogne dopo il successo di Jack Frusciante. Direi che l'insuccesso dell'opera seconda sia un passo inevitabile, quasi necessario per rilassarsi e prendere l'abbrivo giusto per la terza, la quarta e tutte le altre.
Demi
codice utente 61605
Commento #9
12/10/2015
Carino questo articolo, ma onestamente lascia il tempo che trova. Tutti sappiamo quanto sarebbe vantaggioso pubblicare un libro grazie al supporto di una casa editrice, il probelma è che è tutto fuorchè semplice. Ho letto gli altri commenti e non posso fare a meno di precisare che la James, prima di approdare in libreria e alla pubblicità in televisione, ha pubblicato il suo famoso "50 sfumature di grigio" su un sito di self publishing e solo dopo che (misteriosamente) ha cominciato a girare in rete, le case editrici si sono accorte del nuovo fenomeno letterario (e sul "fenomeno" sono intenta a prendere a testate il monitor del pc). Il che la dice lunga. Io personalmente scrivo quasi esclusivamente romanzi rivolti ai giovanissimi o agli amanti del genere e ogni volta che entro in una libreria ne esco con l'umore sotto i piedi. Perchè? Perchè gli scaffali sono pieni di roba (definirli libri, mi riuslta difficile) che arriva per lo più dall'America, autori e autrici, che sull'onda nevrotica delle 50 suddette sfumature, hanno sfornato decine e decine di storielle in stile Harmony, che attirano orde di ragazzine invasate, pronte a leggere l'ultima fantasiosa e surreale scena di sesso a buon mercato. E cosa fanno le case editrici? Li pubblicano. Tutti. E poco importa che siano ripetitivi e scritti con i piedi.L'importante, come ha ricordato @Moretti, è il soldo. A tal proposito, proprio questa estate, in tv ho intravisto la pubblicità di un certo libro intitolato After. Mi è passato per le mani persino una rivista con un articolo in cui l'autrice, tale Anna Todd, veniva osannata come nuova rivelazione letteraria del panorama internazionale. Bene. Mi son detta: leggi. E ho letto. Risultato: no comment. Se avessi scritto io una storia del genere e l'avessi proposta alla casa editrice italiana che l'ha pubblicata, probabilmente mi avrebbero cestinato alla seconda riga. Anna Todd non la voleva pubblicare nessuno, è saltata alla ribalta per aver pubblicato il suo romanzo in puntate su Wattpad. Non sono una pessimista, se lo fossi non avrei neppure cominciato a scrivere, ma, certo, la situazione è demoralizzante, tanto che, a prescindere da tutti i buoni consigli, se proprio dovessi ricevere solo porte chiuse in faccia, il self publishing resta comunque una possibilità da non scartare
Calimero
codice utente 55436
Commento #8
11/10/2015
Suggerimenti? Io, allievo-scrittore-in prova, non credo di poterne dare a chi ha l'esperienza che non possiedo. Posso avanzare un'ipotesi. Pubblicato il primo, si tenta di migliorarsi col secondo cercando di sbalordire l'Editore, ma andando a sbattere sulla reale difficoltà di inventare un'altra trama, interessante com'è capitato con la prima. Io, nel caso la mia fosse quella probabilità su trecento che il Torneo mi ha concesso, per la seconda pubblicazione non avrei problemi. Ho già altri sette romanzi e una raccolta di racconti brevi che dormono da un decennio in un cassetto, letti, riletti, lavati e sciacquati in Arno per altrettanti anni! Vivrò per vedere pubblicato almeno il primo? Bah!
Scat
codice utente 48859
Commento #7
11/10/2015
Quando entro in una libreria e guardo i profili di quelle centinaia di libri ammassati l'uno accanto all'altro fino a tre metri d'altezza, mi chiedo: "ma chi li compra?" (a parte l'appassionato del tal autore piuttosto che del tal genere). La mia impressione è che il 90% delle vendite si concentri in quelle poche decine di volumi esposti all'ingresso con la copertina ben visibile, che sono poi i best seller o presunti tali. Per cui, la mia idea è che la pubblicità sulle varie riviste (o ancor peggio in Tv) serva poco o niente. Quello che conta è che il tuo libro sia ben in evidenza nelle librerie e nei supermercati. Proprio così, anche negli Ipercoop o nei Comet, tra un dentifricio e un'aspirapolvere.
Ciliegio selvatico
codice utente 8197
Commento #6
10/10/2015
Ciao ironica Niki, quanta verità nel tuo post che però mi ha dato un suggerimento fantastico per il titolo del il mio prossimo libro. Che ne dici de "Il profumo di ciliegio selvatico"? :-)
niki
codice utente 7837
Commento #5
9/10/2015
Giusto questa mattina mi sono imbattuta ne 'La cacciatrice di bugie' edito da Longanesi. La mia impressione è che gli editori cerchino sempre le solite cose, quelle già testate, quelle a cui dare un titolo che riecheggia ad altri: 'il profumo ..., l'odore ..., l'aroma ..., fragola, cannella, zenzero, ginepro, mosto selvatico ... Il cacciatore di libri, di aquiloni, di bugie ...'. Non c'è da stupirsi che un esordiente non pubblichi il suo secondo romanzo: son finiti i titoli!
Moretti
codice utente 57963
Commento #4
9/10/2015
Personalmente gli Editori di oggi pensano al soldo (e giustamente, o falliscono), solo che talvolta penso che lo seguano troppo. Non è vero che l'Editore serve a valorizzare il talento o altro... ma per la pubblicità avere un editore è sicuramente un toccasana. Basti pensare a "mostri" sacri (e preferisco considerarli solo mostri) quali la pluriacclamata Troisi e alla James (quella di 50 sfumature). Dai loro libri non trapela certo talento. La Troisi non scrive male, usa un linguaggio semplice, terra terra, ma francamente non penso che sappia scrivere fantasy, non nel suo primo libro (spezzato in una trilogia). Della James mi puppo stralci dei suoi testi su FB e mi viene la pelle d'oca. Eppure la pubblicità ha permesso loro di sfondare e ha portato le loro opere dove difficilmente sarebbero mai arrivate (un plauso soprattutto alle illustrazioni di Barbieri che secondo me han fatto l'80% del lavoro con i libri di Licia). Un autore che si autopubblica non potrà mai permettersi la pubblicità che potrebbe fargli un editore con le spalle larghe e dovrebbe vivere col passaparola e con la propria intraprendenza, che sui piccoli numeri è sufficiente, ma a meno che non si tratti di figli di Rockfeller è difficile passare ai grandi numeri. Ma magari sbaglio...
Franco
codice utente 57239
Commento #3
7/10/2015
Ottimo post, PdP. Concordo con Dina che dice di avere bisogno di un editore, ma gli editori non hanno bisogno di lei (e nemmeno di me e di chissà quanti altri ...). Perché è relativamente facile (facile? dove?) farsi pubblicare il romanzo d'esordio, mentre è più difficile pubblicare il secondo? Proviamo: a volte il romanzo d'esordio resta l'unico romanzo, un evento irripetibile non sempre dovuto al talento letterario, che che poi non trova conferma in successive prove. Un po' come era successo a quel tal Sandro, autor di un romanzetto dove parla di promessi sposi. Difatti non ne ha scritti altri. Saluti!
dina
codice utente 42431
Commento #2
7/10/2015
Ecco, il problema è che io avrei bisogno di un editore, ma gli editori non hanno bisogno di me...
ciliegio selvatico
codice utente 8197
Commento #1
7/10/2015
Indovina indovinello, chi fa l'uovo nel cestello? Ditecelo voi che conoscete i segreti del mestiere
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