Come si riesce a essere pubblicati tra migliaia di altri scrittori emergenti?

Come si riesce a essere pubblicati tra migliaia di altri scrittori emergenti? -
PUBBLICARE UN LIBRO: CONSIGLI.
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I consigli di uno scrittore che ha realizzato il sogno di pubblicare il proprio romanzo inedito con un grande editore

23 giugno 2016 | di Redazione IoScrittore.

Pubblicare un libro con un importante editore non è facile né scontato. Come si riesce a essere pubblicati tra migliaia di altri scrittori emergenti? C’è chi invia un manoscritto a un agente e chi partecipa a un concorso letterario. A differenza dell’autopubblicazione, spesso a pagamento, pubblicare un libro con una casa editrice famosa richiede talento, perseveranza e forse alcuni consigli utili, scritti da chi ha già affrontato il percorso e ha già pubblicato con successo uno o più libri.

In un precedente articolo abbiamo riportato i consigli per essere pubblicati di Marco Ghizzoni, autore di gialli della casa editrice Guanda e anche i consigli per scrivere e pubblicare un romanzo di Maurizio Maggi, autore pubblicato da Longanesi. Riportiamo ora i consigli di scrittura di Roberto Centazzo, autore dell’originale romanzo Squadra Speciale minestrina in brodo, pubblicato dalla casa editrice TEA. I protagonisti sono tre ex poliziotti in pensione, che hanno ancora un bel po’ di conti in sospeso con delinquenti e farabutti sfuggiti alle maglie della giustizia. I loro nomi in codice sono: Maalox, Kukident e Semolino. Il libro si inserisce nel fortunato filone dei romanzi gialli “all’italiana” e ha ricevuto il plauso, tra gli altri, di Maurizio De Giovanni, che ha dichiarato «Ma chi l’ha detto che con la pensione finisca la voglia di cambiare il mondo? E chi l’ha detto che con la pensione non si rida più?». Anche La Stampa ha avuto parole di elogio per il libro: «Roberto Centazzo filtra la sua esperienza di poliziotto con la sua vena letteraria, e il risultato è un giallo teso, ironico e attuale».

Come sei riuscito a pubblicare il primo romanzo?
Ho vinto un concorso letterario che ricordo con piacere. Si chiamava il Libro Parlante, era in Emilia Romagna, vicino a Cesena. La vittoria consisteva nella pubblicazione. Mi sembrò di toccare il cielo con un dito.

Che cosa consiglieresti a un aspirante scrittore?
Prima di iniziare a scrivere il libro: leggere, leggere tanto. La fantasia si nutre di fantasia, i libri producono altri libri. Nel momento in cui si inizia a scrivere, bisogna ricordarsi che non bisogna compiacere nessuno. Si scrive per se stessi. Questo non va mai dimenticato.
Durante la stesura: non bisogna avere fretta, scrivere e riscrivere.

Che cosa ti ha dato il rapporto con l’editore e con gli editor della casa editrice?
Be’… io sono stato fortunato. Ho trovato due persone squisite, il direttore editoriale e l’editor di TEA. Fantastici, fin dal primo approccio. Loro sanno dare il giusto consiglio, sanno stimolare, sanno capire se una cosa funzionerà o no. E badate bene che di idee me ne hanno bocciate tante. Quando mi venne in mente l’idea di Squadra speciale Minestrina in brodo, immediatamente chiamai l’editor e gliela esposi al telefono. Lei mi disse: «Vai, scrivilo». E quindi, eccomi qui.

Come scrivi un romanzo? Parti da uno schema preciso? Oppure da un tema-problema?
Parto da un’idea che arriva in un decimo di secondo, un flash in cui vedo tutto il disegno del libro e so che tinte userò. Il difficile poi sta nel riprodurre su carta quell’immagine. Il bello è che nessuno sa com’è, tranne l’autore, e le varie riscritture servono proprio a quello, ad avvicinarsi il più possibile all’idea che era apparsa all’improvviso. Non parto da un tema-problema. Parto dall’idea generale che si è palesata in maniera autonoma, magari mentre sto guidando o cenando o leggendo. Quell’idea è svincolata da processi logici, sbuca fuori, bisogna saperla cogliere.

Durante la stesura di un romanzo ti dai dei tempi?
Sì, mi do sempre dei tempi. Ma quasi sempre non li rispetto. Ho bisogno di lasciar intercorrere un lungo lasso di tempo tra ciò che ho scritto e la rilettura. Quando rileggo devo stupirmi, indignarmi se quello che rileggo è scritto male, insomma è come se leggessi qualcosa scritto da altri. Ho necessità di stare alla giusta distanza. Le emozioni devono non pulsare più. La scrittura è un piatto che va gustato freddo. Il tempo necessario affinché le emozioni si stemperino non dipende da me.

Quando e dove scrivi?

Scrivo nel mio studio, la mattina alle cinque, prima di andare al lavoro. C’è un gran silenzio, e soprattutto sviluppo le idee che la mente da sola, di notte, ha elaborato. Ci siamo soltanto io, il mio computer e i miei gatti.

Quando hai iniziato a scrivere, avevi un altro lavoro? Studiavi?

Ho iniziato a scrivere a quindici anni e sono riuscito a pubblicare a quarantacinque. Nel frattempo mi sono diplomato, laureato, abilitato all’insegnamento, arruolato in Polizia e ora sono ispettore capo.

Come equilibri tempo della scrittura e del lavoro/studio?

Da quando sono riuscito a pubblicare mi sono imposto di scrivere due o tre ore al giorno, tutti i giorni.

Che importanza hanno le riscritture?

Sono fondamentali, A tirare giù un libro sono necessari un paio di mesi. A far sì che sia a posto, che appunto come dicevo prima corrisponda all’idea iniziale, ci vogliono mesi e mesi di riscritture

Quando ti accorgi che il libro è finito, che è pronto per essere pubblicato?

A un certo punto dico: «Ok, ora è a posto, è proprio così che lo avevo immaginato».

Da chi hai ricevuto dei consigli di scrittura durante la stesura del romanzo?

Da mia moglie, a lei racconto l’idea iniziale. In genere mi è utile seguirli: lei è molto logica.

Mentre scrivi, pensi a un lettore ideale?

Affatto. Come dicevo, non si deve compiacere nessuno. Si scrive per se stessi, per appagare il proprio ego (negli scrittori è smisurato).

Quali dovrebbe essere la reazione dei lettori, secondo te?

Indico nella bandella di copertina il mio indirizzo mail che è errecent@libero.it. Se un lettore si prende la briga di scrivermi, vuol dire che il libro gli è piaciuto. Io raccolgo tutti i giudizi in un file, rispondo a tutti. Sono i lettori i veri giudici, il lettore per me è sacro, non bisogna ingannarlo, non si deve ricorrere a trucchetti. I lettori sono intelligenti e se ne accorgono.

Un paio di cose che ti hanno detto i lettori...

Tu sai trasmetterci emozioni, il libro l’ho divorato, si legge che è un piacere, il libro è scorrevolissimo, scrittura semplice e pulita… sei ironico, divertente. Sto copiando ciò che mi hanno scritto i lettori, lusinghiero, no?

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