«Non si devono toccare gli idoli, altrimenti la doratura resta incollata alle dita.»

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Intervista a Carlo Animato, autore di "Il falsario di reliquie"

23 marzo 2017 | di Redazione IoScrittore.
Carlo Animato è autore di Il falsario di reliquie, romanzo vincitore del Torneo 2015, da oggi in libreria per TEA.

Il libro in una frase
«Non si devono toccare gli idoli, altrimenti la doratura resta incollata alle dita.»
In questa bellissima esortazione di Flaubert è il senso del romanzo, il quale prende spunto dal duplice omicidio di due ladri di oggetti sacri in fuga e racconta un bizzarro episodio di cronaca: evento che, nel giro di una settimana appena, sconvolgerà la pacifica cittadina svizzera. Una storia vera fatta di truffe e falsari, cristiani cristianissimi ed ebrei ingegnosi, apparizioni della madonna e statue che lacrimano sangue, fantasmi inquieti, collezionisti di reliquie per lucrare indulgenze nell’aldilà e monasteri in lotta fra loro per vanità e potere mondano. Insomma una girandola misteriosa e tragicomica di eventi, tutta incentrata sugli effetti collaterali della fede...

Amici di scaffale 
La nave dei folli di Sebastian Brant. 
Il nome della rosa di Umberto Eco. 
Una donna vestita di sole di Autori Vari. 
Il mercato di Dio di Philippe Simonnot. 
Furta sacra. La trafugazione delle reliquie nel Medioevo di Patrick J. Geary.

Segni particolari 
«I venditori di reliquie, che non si perdono mai una sagra, proclamano pubblicamente che quanto portano nel sacco è la paglia che stava sepolta profondamente sotto la mangiatoia di Betlemme, oppure l’osso dell’asina di Balaam, una penna dell’ala di san Michele oppure una briglia del cavallo di san Giorgio o il sandalo di santa Chiara...» 
Cinquecento anni fa l’umanista tedesco Sebastian Brant denunciava stupidità e strumentalizzazioni religiose da parte di una società fatta di credenti feticisti, superstiziosi e creduloni. E oggi, come siamo messi oggi?

Tag
Garofani, Domenicani & Clarisse, Guardie Svizzere, Maria Maddalena & Immacolata Concezione, Amore & Morte.

Dove e quando 
A Berna, nella settimana di Pentecoste dell’Anno Domini 1507.

Come e perché ho deciso di partecipare a IoScrittore
Se una notte d’inverno uno scrittore si ritrova col suo manoscritto inesorabilmente rifiutato da agenti competenti, editor mammasantissima e case editrici di ogni ordine e grado, un minimo di misura, un rigurgito di dignità, un soprassalto di consapevolezza dovrebbe spingerlo alla rassegnazione, alla rabbia o, nei casi patologici, al suicidio. 
Ma poiché, nel mio caso, nulla ho della grandezza titanica di un Morselli o del portentoso talento di Poe (e non facendo per me la proiezione esemplare dell’autore riconosciuto postumo, respinto in vita dall’incomprensione dei giudici), un po’ ammaccato ma sopravvissuto al generale rifiuto, mi confidai con la mia musa ispiratrice, a cui il romanzo è dedicato. Lei mi suggerì il Torneo promosso dalla GeMS, democratico e adrenalinico, nel suo sviluppo epico che, sotto il fuoco incrociato dei colleghi autori-giudici, ridusse via via i partecipanti da oltre 3800 a uno soltanto. 
Io scelsi uno pseudonimo beneaugurante che mi lega sentimentalmente a Riccardo Cucciolla, Nino Manfredi, Luigi Zampa e, soprattutto, a Nikolaj Gogol’. E mi iscrissi.
In una bellissima domenica di dicembre, nel sole mattutino che inondava Napoli, la voce benedetta di una editor gentile e spiritosa mi attribuì la palma della vittoria. Ed eccomi qua, adesso, affidato al giudizio della più vasta platea di lettori...  
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